
BNL Focus del 27 novembre
Si ferma la frammentazione della manifattura mondiale
In Italia i livelli produttivi raggiunti nei primi nove mesi del 2015 portano la manifattura ancora distante dai valori precedenti la crisi: rispetto al valore medio della produzione manifatturiera del 2008, oggi le imprese italiane producono il 20% circa in meno. Anche in Europa la produzione industriale ha ripreso a crescere molto lentamente, e con andamenti divergenti: solo 11 paesi presentano oggi valori della produzione manifatturiera uguali o superiori a quelli pre-crisi. Nel caso di Polonia, Romania Slovacchia e Ungheria i livelli sono stati ampiamenti superati.
Nel 2014, l’Italia risultava all’ottavo posto al Mondo in termini di valore della produzione manifatturiera valutata a prezzi e cambi correnti. La graduatoria è guidata dalla Cina, che con una quota del 32,8% stacca di molto gli Stati Uniti (14,2%). L’ascesa dei paesi emergenti, e soprattutto del gruppo dei BRIC, in campo manifatturiero sembra essere giunta al termine.
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BNL Focus del 20 novembre
Spiragli di sereno nel finanziamento delle imprese italiane
Da tre mesi lo stock dei prestiti alle imprese non finanziarie registra nell’eurozona una crescita marginale ma comunque positiva. L’Italia non si trova ancora in questa fortunata situazione ma l’intensità della contrazione (-1,1% a/a a settembre) si è visibilmente ridotta nei mesi più recenti: sei mesi fa la flessione ancora superava il 2%, un anno fa era appena scesa sotto il 4%.
Anche per effetto delle politiche espansive adottate dalla Bce, il finanziamento bancario è tornato più competitivo, con inevitabili riflessi sull’attività del mercato dei corporate bond. A livello di intera eurozona le emissioni nette (in euro e con scadenza oltre un anno) sono diminuite a/a di oltre un terzo (-35%). In Italia, ove la diminuzione del costo dei (nuovi) prestiti alle imprese è stata più ampia, il flusso dei rimborsi eccede le nuove emissioni.
Oltre che ad una maggiore diversificazione delle fonti di indebitamento, la correzione più importante cui sono chiamate le imprese italiane riguarda la base patrimoniale. Tra il 2011 e il 2014 la leva finanziaria è in media diminuita di sei punti percentuali. Un’indagine condotta sui bilanci 2013 ha evidenziato che quasi tre imprese su quattro hanno aumentato il proprio patrimonio netto rispetto all’anno precedente, un incremento realizzato prevalentemente con il reinvestimento dell’utile prodotto.
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BNL Focus del 13 novembre
Dentro la ripresa, il ruolo dei consumi in Italia
La ripresa dell’economia italiana prosegue, trainata dai consumi. Questi miglioramenti devono, però, essere valutati alla luce di quanto accaduto negli ultimi sette anni. La recessione ha cambiato le abitudini di spesa delle famiglie. Nel 2014, ogni italiano ha speso in media poco più di 16.300 euro, con un risparmio di oltre 700 euro rispetto al 2011, risultato di una riduzione delle quantità acquistate di oltre l’8%. Sono stati tagliati i consumi di alimentari, abbigliamento e arredamento.
Guardando la composizione dei consumi, emergono alcune particolarità. Nel 2014, ogni italiano ha speso in media 541 euro per “tabacco e narcotici”, 4 euro in più di quanto ha destinato alle spese sanitarie. Dall’inizio della crisi, le quantità acquistate di apparecchi telefonici sono aumentate del 135%, mentre il numero dei libri comprati è sceso di oltre un quarto.
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BNL Focus del 9 novembre
Famiglie britanniche: ritorno al passato?
Supportate da un’economia in vivace crescita e dal miglioramento di numerosi indicatori della situazione economica, le famiglie britanniche hanno rivisto le proprie attitudini di consumo. La spesa dei nuclei familiari, dopo essere aumentata del 2,8% nel primo semestre dell’anno, è prevista in ulteriore rafforzamento fino a chiudere il 2015 con una crescita media del 3%. Il tasso di risparmio è tornato stabilmente al di sotto del 5%. In ripresa risulta anche l’andamento dei finanziamenti alle famiglie sia per prestiti ipotecari (+2,2% a/a a settembre) sia per credito al consumo (+8,2%) .
Dopo sei anni consecutivi di rallentamento, nel 2014 è tornato a crescere il livello di indebitamento delle famiglie, arrivato al 156% del reddito disponibile, 4 p.p. in più dell’anno precedente. L’inversione del trend ha allarmato le autorità britanniche tanto da raccomandare agli istituti di credito di effettuare degli “stress-test” in fase di concessione di nuovi mutui per monitorare la sostenibilità del debito in condizioni avverse e di limitare a un massimo del 15% la quota dei nuovi prestiti ipotecari di ammontare pari o superiore a 4,5 volte il reddito disponibile.
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Un Mese di Borsa. Novembre 2015
Prodottidiborsa.com, il sito di BNP Paribas, lancia la Watchlist per tenere monitorato il tuo portafoglio
Nell’era del sempre connessi, al pc o allo smartphone, è possibile monitorare i propri investimenti minuto per minuto, istante dopo istante. Un indubbio vantaggio, anche se spesso, per svariate esigenze, non è sempre possibile rimanere inchiodati di fronte allo schermo e osservare in maniera così puntuale i propri investimenti. Per rendere questo compito più semplice BNP Paribas ha deciso di aggiornare www.prodottidiborsa.com, apportando delle modifiche alla Watchlist, la sezione del sito che permette di tenere sempre sotto controllo gli strumenti e i titoli preferiti. La novità principale riguarda il servizio gratuito “Alert/Avvisi” che consente di avere degli aggiornamenti costanti sui prodotti, inviati direttamente nella casella di posta, senza dover verificare la pagina dello strumento. La nuova Watchlist di Prodotti di Borsa diventa così il primo portafoglio virtuale sul mercato italiano che offre un servizio di Alert automatico sui Certificates selezionati. Ma come funziona? E’ possibile impostare degli avvisi personalizzati per essere sempre informati in tempo reale su quello che accade ai prodotti scelti. Prodottidiborsa.com è il sito dedicato all’offerta di Certificati di Investimento e a Leva (Leva Fissa, Turbo, Mini Futures) e Obbligazioni in valuta di BNP Paribas. Il sito offre le quotazioni in tempo reale dei prodotti di investimento, utili strumenti e informazioni oltre che una sezione educational per conoscere più approfonditamente l’ampia gamma di prodotti BNL-BNP Paribas.
Dieselgate: dove potrà condurre Volkswagen?
Il Dieselgate, così ribattezzato lo scandalo sulle emissioni truccate nei motori diesel, che ha travolto Volkswagen non si è ancora esaurito e continuerà a produrre conseguenze significative su più fronti anche nei prossimi mesi. Sia sul piano legale, in attesa dei verdetti delle inchieste avviate in tutto il mondo, a quello più interno, di organizzazione, gestione e valutazione dell’impatto finanziario della vicenda sul gruppo. Misurare gli effetti dello scandalo che ha scosso Volkswagen è difficile anche solo per la casa automobilistica tedesca. Tuttavia le conseguenze potrebbero essere di ampia portata. Sia perché il settore auto ha un indotto importante e internazionale, sia perché è la stessa immagine della Germania a essere a rischio.
Marchi: la tecnologia USA domina ancora nella classifica “Best Global Brands”
Anche nel 2015 è la tecnologia americana a dominare la classifica “Best Global Brands” di Interbrand, che ogni anno calcola il valore dei primi 100 marchi al mondo. Per il terzo anno consecutivo, Apple e Google si riconfermano ai vertici della classifica dei brand di maggiore valore su scala globale. La protagonista assoluta è stata ancora una volta Apple che ha staccato ulteriormente la concorrenza segnando un balzo di valore del 43% a 170,3 miliardi di dollari. Secondo posto per il colosso di Mountain View: il brand Google, valutato 120,3 miliardi di dollari, ha incrementato il proprio valore del 12% rispetto al 2014.
L’assalto tecnologico in classifica ha visto Microsoft posizionarsi al quarto posto con 67,7 miliardi (+11%), sorpassando Ibm a 65,1 miliardi (-10%). Importante balzo in avanti per Amazon che, per la prima volta, entra nella “Top 10” registrando un valore del brand pari a 37,95 miliardi. Tra i testimonial italiani la top 100 vede due marchi storici del lusso “made in Italy”: Gucci e Prada, entrambi segnati da un anno di sfide. Tra i nuovi ingressi del 2015 i mattoncini della danese Lego che si è posizionata all’82esimo posto; PayPal, la società americana attiva nel settore dei servizi di pagamento, che ha agguantato la 97esima posizione.Giunta alla sedicesima edizione, la classifica Best Global Brands identifica ogni anno i 100 brand globali a maggiore valore economico.
Euro/dollaro, a dettare i tempi sono Fed e Bce
La divergenza delle politiche monetarie sulle due sponde dell’Atlantico potrebbe innescare nuovi ribassi dell’euro.
La coppia di valute regina del Forex è stata protagonista di importanti movimenti nell’ultimo anno dettati dal progressivo disallinearsi delle politiche monetarie delle rispettive aree, Eurozona e Stati Uniti. Da un lato la Federal Reserve (Fed) si appresta al primo rialzo dei tassi dal 2006; dall’altro la Bce sta contrastando il rischio deflazione con costo del denaro atteso inchiodato a zero (tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali allo 0,05%) ancora a lungo. L’istituto guidato da Mario Draghi, che a marzo ha avviato un piano di quantitative easing (QE) da 60 miliardi di euro al mese per un totale di oltre 1.100 miliardi fino a settembre 2016, è pronto a potenziare le misure di stimolo fiscale già dal prossimo meeting di dicembre per contrastare al meglio le pressioni deflattive (a settembre l’inflazione è tornata in negativo, -0,1% a/a) e i rischi al ribasso sull’outlook economico. Sul tavolo il possibile ampliamento del QE, ma anche un ulteriore taglio dei tassi sui depositi (attualmente a -0,20%).
Proprio la svolta in seno alla Bce, insieme alle attese per la prima stretta monetaria da parte della Fed, ha impresso un’accelerazione al trend ribassista del cambio euro/dollaro che a marzo ha toccato i minimi a 12 anni, non lontano dalla parità che alcuni analisti ritengono possa essere violata al ribasso nei prossimi trimestri.
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E’ online il numero di novembre dell’Osservatorio mensile di Findomestic società del Gruppo BNP Paribas specializzata nel credito alla famiglia. L’osservatorio misura ogni mese la fiducia degli italiani, la capacità e intenzioni di risparmio e le intenzioni di acquisto previste per i tre mesi successivi.
Osservatorio mensile novembre 2015
Lo scandalo Volkswagen ha avuto una notevole eco e la netta maggioranza degli italiani l’ha seguita con attenzione. Il diesel gate ha quindi sicuramente contribuito ad alimentare il problema dell’inquinamento ambientale e la questione del ruolo dei carburanti.
Per 2 italiani su 3, questo è un comportamento abituale di tutte le aziende del settore automobilistico (29%) o delle aziende industriali (36%) in genere; mentre solo il 13% di italiani ritiene che VW sia incappata in un ‘incidente di percorso’, infine il 14% attribuisce alla sola azienda la completa responsabilità.
L’intero settore automobilistico è stato colpito dalla vicenda ed il 40% del campione di intervistati ritiene che il mercato delle auto a gasolio subirà dei duri contraccolpi a vantaggio di altre alimentazioni; ciononostante il 60% prenderebbe comunque in considerazione l’acquisto di un’auto diesel.
Il problema dell’inquinamento ambientale è in ogni caso ormai diventato d’interesse pubblico: studi scientifici e media lo descrivono, infatti, come un fenomeno in continuo aumento. La nuova edizione dell’Osservatorio conferma tale crescente sensibilità: circa 3 intervistati su 4 pensano che negli ultimi 5 anni l’inquinamento di aria, terreni e acqua sia aumentato.
Per quanto riguarda la situazione del Paese, continua a crescere il livello di soddisfazione degli intervistati nei confronti del contesto economico, politico e sociale (4,02 ad ottobre 2015 rispetto al 3,45 dello stesso mese dell’anno precedente) e nei confronti della condizione personale. Nonostante nell’ultimo mese si sia registrato un calo del risparmio del reddito, gli italiani ritengono che nel corso dei prossimi 12 mesi aumenterà l’importo di denaro da mettere da parte come risparmio.
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BNL Focus del 2 novembre
Dentro la ripresa italiana, il momento positivo del turismo
A livello mondiale, i dati sul turismo internazionale presentano un trend in continua crescita dal 2009 ad oggi. Sono in aumento sia i ricavi sia il numero di viaggiatori internazionali. L’Europa si conferma anche nel 2014 la principale area per quota di turisti in arrivo e partenza. Gli Stati Uniti, invece, detengono il primo posto per ammontare di ricavi, mentre la Cina per spesa all’estero dei turisti internazionali.
Anche per l’economia turistica in Italia il 2014 è stato un anno positivo, riscontrando un incremento del numero dei viaggiatori pari al 2,7%. Se da un lato il flusso di turisti internazionali è rimasto in linea con il trend di crescita mondiale, dall’altro gli italiani che hanno viaggiato all’interno dei confini nazionali sono aumentati (+2,6%) dopo la flessione del biennio 2012-13. Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio sono le regioni che attraggono maggiormente turisti stranieri, provenienti soprattutto da Germania, Stati Uniti e Francia. Questo andamento positivo sembra proseguire anche nei primi 5 mesi del 2015, in cui sono stati registrati 23 milioni di turisti stranieri.
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Osservatorio mensile maggio 2015
Tutti gli italiani ormai conoscono Expo. Per il 76% degli intervistati l’evento rappresenta un’opportunità per l’Italia e per Milano in particolare. Benché il clima sia positivo solo per metà del campione l’evento sarà un successo e per l’altra metà un insuccesso. Il 44% degli italiani pensa che potrebbe visitare l’Expo e il 9% dichiara di avere acquistato un biglietto. Scende il grado di fiducia nel Paese, comunque superiore all’aprile 2014. Si interrompe il trend positivo delle intenzioni di acquisto nel settore mobilità. Bene le previsioni per i viaggi e il tempo libero in generale.
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BNL Focus del 24 aprile
Conti con l’estero: aumenta il surplus dell’Italia
Negli ultimi anni, in Italia, il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti è migliorato sensibilmente, passando, in termini di Pil, da un deficit del 3,5% a un surplus dell’1,9%, con un aumento di oltre 80 miliardi di euro. Nel confronto con i principali paesi dell’area euro, i conti con l’estero italiani appaiono alquanto equilibrati. Un surplus pari all’1,9% si confronta con un saldo positivo dello 0,8% in Spagna e con un deficit dell’1% in Francia. Diversa la situazione della Germania, con un surplus pari al 7,6%.
In Italia, la principale spinta al miglioramento delle partite correnti proviene dal conto delle merci, ma anche i servizi hanno fornito un contributo positivo. In particolare, i servizi hanno beneficiato del miglioramento dei conti relativi al turismo, mentre per i viaggi legati a motivazioni di lavoro si evidenzia un peggioramento del saldo, in parte rappresentativo dell’incertezza che caratterizza l’economia, che spinge sempre più gli imprenditori italiani a cercare nuove opportunità all’estero.
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Immobiliare: si riparte?
Il mercato immobiliare mostra segnali di ripresa sia in Europa sia negli Stati Uniti. A fronte di una crescita generalizzata dei prezzi si osservano tuttavia alcune criticità. Dopo più di tre anni di variazioni tendenziali negative, i prezzi delle abitazioni nei paesi dell’area euro hanno ricominciato a salire, in particolare in Irlanda e Germania, dove il valore delle compravendite nel 2014 è arrivato a €190 mld, il 50% in più del 2009.
Negli Stati Uniti l’indice Case Shiller National a gennaio ha registrato un aumento del 4,5% a/a mentre i i pignoramenti sono scesi del 61% rispetto al picco del 2010. L’andamento del comparto immobiliare nel paese continua ad avere un forte impatto sul mercato del lavoro: la forte crescita dei prezzi in alcune grandi città che concentrano produzioni ad elevato valore aggiunto ha determinato la carenza di personale specializzato, che preferisce lavori meno qualificati e pagati in regioni dove però le quotazioni immobiliari sono più basse. In Italia il mercato immobiliare mostra segnali contrastanti: Istat in media d’anno nel 2014 i prezzi sono scesi del 4,2% a/a. Nel corso dell’anno passato è tornato però a crescere il numero delle compravendite residenziali arrivate a 417 mila, pari al 3,6% in più del 2013 ma il 52% in meno del picco registrato nel 2006. La fase di discesa delle quotazioni immobiliari e delle compravendite in Italia ha avuto un impatto rilevante soprattutto sul settore delle costruzioni il cui valore aggiunto nel IV trimestre del 2014 risultava del 33% inferiore al livello di inizio 2008.
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